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| STEVE HANKS |
Il cuore cede, il suo ritmo discorde e stonato strimpella e ritorna sulla falsariga dello spartito.
La ruga è incisa, decisa dal
tratto di china grigio-indaco acquarellato, linea filiforme la giudico appesantirmi il ritratto e cado con occhio fugace al
ricordo di me di quanto fossi bella e di quanto in quel tempo non apprezzassi la gentilezza della mano le dita lunghe e affusolate, il
sorriso bianco e le lunghe ciglia.
Non è recuperabile il tempo, nemmeno
ci tento, sono sfinita dalla troppa fretta del tutto che rotea intorno alla mia testa.
Nell'illusoria speranza che non mi
sia arresa metto un passo davanti all'altro così camminano su sentieri impervi i battiti, ma con il cuore cede il seno, quello pieno, amato, desiderato che si
sentiva toccato da ogni sguardo e la curva della schiena finiva sul gluteo alto
e sodo, la coscia piena e il sesso, la pelle pronti al banchetto ed insaziabili per l'indomita femminilità sempre in agguato.
Ma oggi sono offesa dall'indifferenza e
più non si bagna la gola del piacere, nè la disseta l'uomo.
Ma ancora ho perdono da donare
e viscere da contorcere, da strizzare la metà del limone sulla coppa di macedonia.
Il perdono servizio ed esaltazione della condizione che è stata di dolore e rinuncia, quello è il sale sul bordo del bicchiere di margherite e non cercare il senso in ciò che
scrivo visto che il senso è nascosto dalla trasparenza della ragnatela al sole.
L'amore mio è esigente, tradito si nasconde, dietro il pizzo s'annida ed è un ramo secco che non germoglierà più, ma non rinuncio a difenderlo, a potarlo, a far innesto, a far si che m'accompagni verso la decadenza, con la risata, l'unica che mi ha donato che ancora echeggia fra le pareti pulsanti del mio istinto animale.
Micol
